Cosa accade alla psicoterapia nel momento in cui viene dichiarata una pandemia mondiale ?
In che modo i nostri pazienti possono essere seguiti “a distanza”?
Queste sono tra le prime domande che ci siamo posti nell’ultimo anno.

Il mio pensiero è andato subito ai miei pazienti e alla fatica che hanno fatto prima nel poter chiedere aiuto e poi nel costruire una relazione fatta soprattutto di vicinanza e fiducia.

Le difficoltà principali legate al COVID sono sicuramente connesse alla malattia in sè, quindi ai sintomi che comporta, al tasso di moralità che è purtroppo molto spesso imprevedibile, ma sicuramente, non sono da sottovalutare quelli che possono essere definiti gli “effetti secondari” che sono per lo più di carattere psicologico.

Innanzitutto l’isolamento richiesto nei diversi decreti ma anche costantemente sottolineati dai media ha creato una sorta di psicosi collettiva che divide sostanzialmente gli individui in due grandi gruppi: i negazionisti e gli ossessionati. Questi gruppi configurano i due atteggiamenti estremi entro cui si colloca la maggior parte della popolazione.

Certamente il vissuto più frequente è legato all’abbandono, alla solitudine, alla preoccupazione alimentando ansia, depressione, disturbi del sonno, fobia sociale.

In questo scenario così complesso lo psicoterapeuta utilizza la risorsa della flessibilità e si ingegna per trovare il modo di sostenere e supportare tutte le persone che chiedono aiuto. Nascono le psicoterapie on-line, le videochiamate, gli abbracci a distanza.

Questo modo di approcciarsi al problema fa da esempio a tutti, in quanto tutti siamo chiamati ad essere flessibili ed adattarci alla nuova e difficoltosa situazione che ci si presenta. Come professionisti e terapeuti abbiamo il dovere di non perdere il senso pregnante della psicoterapia : accompagnare i nostri pazienti alla ricerca del benessere e trovare il modo di creare una “vicinanza” a “distanza”.

Dott.ssa Anna De Mare


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